Un avatar di Andrea Sempio per svelare uno dei degli aspetti tecnici cruciali dell’inchiesta della Procura di Pavia, che ha chiuso le indagini ed è pronta a chiedere il rinvio a giudizio dell’amico di Marco Poggi. E il manichino tridimensionale realizzato dall’ingegner Simone Tiddia conferma: posizionato «sulla scena originaria» del crimine, «fornisce riscontri» sulla compatibilità tra i piedi di Sempio collocati sul primo gradino e l’impronta 33 della sua mano destra sul muro della scala che porta alla cantina, dove era riverso il corpo della vittima.

Non solo. Anche la mano dell’avatar «presenta profili» conformi «dal punto di vista strettamente dimensionale» con le proporzioni della traccia palmare «esaltata dai reagenti dattiloscopici». La 33 è oggetto di battaglia tra accusa e difesa, poiché decisiva nella nuova ricostruzione dell’omicidio. Per chi indaga coincide «per 15 minuzie» al palmo di Sempio, ma secondo una relazione dattiloscopica depositata dalla difesa sono solo cinque, «quindi non è sua».

Ora la consulenza di Taddia, che ha collaborato anche alla rilettura del luogo del crimine, fornisce un dato dirimente: «La mano dell’avatar» è sovrapponibile «dal punto di vista strettamente dimensionale» con la misura e «la conformazione dell’impronta 33 esaltata dai reagenti dattiloscopici». E compatibile con il posizionamento dell’assassino in cima alle scale, come da risultato della Bpa firmata dal comandante del Ris di Cagliari Andrea Berti.