Quattro italiani approdano agli ottavi del Foro Italico: non sono però i primi quattro del ranking nazionale – Sinner, Musetti, Cobolli e Darderi, tutti Top 20 – perché l’emozione del Centrale e le prime di servizio a 235 all’ora dell’avversario hanno mandato fuori giri Flavio, romano de Roma. Va invece avanti il numero 126 al mondo, Andrea Pellegrino, l’eroe del giorno. Domani si sfideranno così Jannik, che oggi ha concesso appena due-game-due ad Alexei Popyrin, australiano vincitore del Masters 1000 canadese nel 2024, e lui, Andrea, che ha eliminato l’ATP 20 americano Frances Tiafoe grazie al perentorio 7-6 6-1 ottenuto in poco meno di due ore di tennis da manuale. In palio i quarti di finale: obiettivo ormai routinario per il rosso di San Candido, ma un sogno per l’ex ragazzino prodigio di Bisceglie. Sembra un epilogo alla “Goat!”, la graphic novel di Emanuele Rosso definita “un manuale di tennis e, insieme, una favola”. Ma se del numero 1 al mondo sappiamo quasi tutto, del pugliese numero 126 c’è ancora quasi tutto da raccontare.

Pellegrino, non solo gloria: batte Tiafoe e con i soldi vinti potrà continuare la stagione

di Massimo Calandri

11 Maggio 2026

Andrea nasce il 23 marzo 1997 a Bisceglie. I genitori sono Rosa, insegnante, e Domenico detto Mimmo, istruttore di tennis che gli mette presto la racchetta in mano. Fino ai dodici anni tira calci a un pallone con la stessa passione con cui picchia palline su palline sui campi in terra. Poi la scelta. A quattordici anni si trasferisce all’Accademia Angiulli di Bari. La Federazione lo nota subito e lo convoca regolarmente per le rappresentative giovanili. Passa molti mesi nel centro federale di Tirrenia, dove si allena con Gabrio Castrichella. Nel giugno 2013 vince il Torneo dell’Avvenire all’Ambrosiano di Milano, una sorta di mondiale Under 16. Sono giorni convulsi: fotografi, microfoni, interviste sui siti specializzati, tipica canonizzazione anticipata per via mediatica. “Le aspettative me le hanno sempre create gli altri”, avrebbe ricordato anni dopo, “ma io sono sempre stato con i piedi per terra”.