C'è un effetto collaterale che le nuove leggi europee sulla protezione dei minori online non avevano previsto: il boom delle Vpn. E ora il Parlamento europeo si chiede cosa farne. Da quando, fra l’estate e l’autunno del 2025, è stata imposta la verifica obbligatoria dell’età per accedere ai siti pornografici, in tutta Europa è partita la corsa all’aggiramento. Il metodo più semplice si chiama Vpn, virtual private network: un servizio che cifra il traffico e maschera l’indirizzo IP dell’utente, facendolo apparire come se navigasse da un altro Paese. Il fenomeno è così macroscopico che ora il Parlamento europeo si interroga: è il caso di estendere il controllo dell’età anche alle stesse Vpn? La domanda è contenuta, in forma di problema aperto, in una nota informativa del Servizio di Ricerca del Parlamento europeo (Eprs) pubblicata a gennaio 2026 e firmata da Mar Negreiro, che parla apertamente di “scappatoia legislativa da chiudere” e ipotizza una stretta nell’ambito della revisione del Cybersecurity Act.

I dolori della giovane app europea per la verifica dell’età

di Giuditta Mosca

Il boom delle Vpn: i numeri di Londra e Parigi

La spinta a riaprire il dossier arriva da numeri che hanno colto di sorpresa anche i provider. Nel Regno Unito, dove l’Online Safety Act ha imposto dal 25 luglio 2025 controlli rigorosi sulle piattaforme con contenuti vietati ai minori, l’effetto è stato immediato: Proton Vpn ha registrato un balzo del 1.800% nei nuovi abbonamenti, NordVpn un +1.000% negli abbonamenti, e secondo Ofcom gli utenti giornalieri di app Vpn sono temporaneamente raddoppiati a 1,5 milioni. Cinque delle prime dieci app gratuite negli store britannici sono diventate, per settimane, VPN. In Francia, dove Pornhub ha scelto la via dell’auto-oscuramento dopo l’entrata in vigore del modello “double-blind”, la domanda di Vpn è salita del +874% secondo vpnMentor, con Proton VPN che ha dichiarato un più 1.000% di iscrizioni nei trenta minuti successivi al blocco.