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Il primo atto della guerra è andato bene. I vertici del regime sono stati decapitati Ma Trump non ha potuto inviare truppe: gli americani non lo avrebbero capito
Dopo l'azione preventiva e efficace degli aerei americani e israeliani contro la grande offensiva missilistica che l'Iran aveva pianificato da tempo per devastare Israele e le installazioni statunitensi sparse nella regione, da Erbil nel nord dell'Iraq fino al Qatar, con circa 2.500 missili balistici dal peso compreso fra le 15 e le 26 tonnellate, oltre a numerosi droni, la guerra americana contro l'Iran aveva un secondo atto pronto, lì a portata di mano.
Quel secondo atto poteva garantire la vittoria anche se il regime fosse sopravvissuto alla decapitazione avvenuta nella prima notte, con l'uccisione della Guida Suprema Khamenei, del suo ministro della Difesa, del suo capo di Stato Maggiore, del comandante dei Guardiani della Rivoluzione, fra gli altri, e con il successivo bombardamento indisturbato di fabbriche di missili, missili immagazzinati, lanciatori e quartier generale dei Pasdaran a Teheran, Mashad e nelle città minori. Erano stati il dispiegamento di migliaia di Marines e di paracadutisti dell'82ª Divisione Aviotrasportata in Qatar e nelle basi vicine a fornire le forze necessarie per l'Atto II. Ma non è successo nulla, e Teheran è venuta a somigliare alla Berlino dopo la morte di Hitler, con le guardie SS rimaste sole al comando, ancora in grado di impiccare chiunque volesse smettere di combattere, ma senza alcun piano per evitare l'imminente sconfitta.






