A dieci anni dall’entrata in vigore della Legge 20 maggio 2016, n. 76 (Legge Cirinnà), il quadro delle unioni civili in Italia mostra un’evoluzione ormai consolidata sul piano giuridico ma caratterizzata, negli ultimi anni, da una fase di stabilizzazione dei dati. La norma, in vigore dal 5 giugno 2016, ha introdotto nel sistema italiano il riconoscimento delle unioni civili tra persone dello stesso sesso, garantendo diritti e doveri analoghi a quelli del matrimonio, pur senza un pieno allineamento, in particolare sul fronte dell’adozione.
«Esattamente dieci anni fa il mio Governo poneva la fiducia su un disegno di legge molto discusso e combattuto. Per anni si era litigato molto sul tema del riconoscimento delle unioni civili ma nessuno aveva portato a casa il risultato. Quel giorno – l’11 maggio 2016 – in Aula dicemmo che il Governo si giocava tutto e che se non fosse passata quella legge saremmo andati a casa. Era un azzardo politico, come tanti altri di quel periodo, ma era anche un dovere morale perché tanti nostri connazionali potessero essere famiglia, con i propri diritti e i propri doveri davanti alla società» scrive Matteo Renzi sui social. L’intervento legislativo ha rappresentato una svolta nel riconoscimento delle coppie omosessuali, colmando un vuoto normativo storico nell’ordinamento civile italiano. Ma allo stesso tempo lasciando l’Italia ancora indietro in tema di diritti Lgbtq+ rispetto a molti Paesi europei.










