Ventiduemila coppie dello stesso sesso dal 2016 hanno usufruito della legge sulle Unioni Civili che l'11 maggio compirà 10 anni.
Si tratta in maggioranza di uomini che vivono nelle grandi città ma è un numero al ribasso: se si considerano infatti anche le trascrizioni dei matrimoni celebrati all'estero, dicono le associazioni, le coppie sono oltre 30mila. "Dieci anni fa era un altro mondo - ricorda l'ex senatrice Monica Cirinnà, la prima firmataria della legge 76 che porta il suo nome - Matteo Renzi ha avuto il coraggio di salvare la legge mettendo la fiducia, non era mai accaduto prima nella storia politica italiana su un testo relativo ai diritti umani. Non so quanti altri a sinistra avrebbero rischiato: se non ci fosse stato Renzi, non ci sarebbe stata la legge".
Su cosa ha rappresentato quell'approvazione, Cirinnà non ha dubbi: "È stata la risposta a migliaia di persone che erano invisibili per la politica e per il Parlamento e invece esistevano ed erano già pienamente integrati nel nostro Paese. Abbiamo solo squarciato quel velo fatto di bigotteria, cattolicesimo estremo, omofobia e moralismo falso, in realtà abbiamo fatto solo il primo passo verso l'uguaglianza".
La norma definisce l'unione civile una 'specifica formazione sociale' che consente di assicurarsi l'eredità, non prevede al contrario del matrimonio obbligo di fedeltà, ma vieta l'adozione congiunta. I bambini nati dalla coppia vengono considerati figli del solo genitore biologico. La stepchild adoption è rimessa alla discrezionalità dei singoli tribunali.









