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La strategia di Washington è semplice: saturare i mari e i cieli con migliaia di sistemi autonomi in grado di compromettere eventuali operazioni militari cinesi
Gli Stati Uniti puntano a rafforzare il proprio arsenale di droni e imbarcazioni senza equipaggio per tenere testa alla Cina in caso di un ipotetico, futuro, scontro nell’Indo-Pacifico. I riflettori sono puntati su Taiwan. Per difendere l’isola rivendicata da Pechino, gli Usa stanno potenziando droni silenziosi, letali ed economici. La strategia di Washington è semplice: saturare i mari e i cieli con migliaia di sistemi autonomi in grado di sorvegliare, disturbare e colpire, rendendo più difficile qualsiasi operazione militare cinese.
Secondo quanto riportato dal South China Morning Post, gli analisti militari taiwanesi considerano questo piano un potenziale fattore di deterrenza. Il progetto prevede il dispiegamento, entro il 2030, di decine di unità navali autonome di medie dimensioni e migliaia di piccoli droni marittimi e aerei, così da creare all’occorrenza una sorta di “inferno operativo”, una rete fitta di sensori e piattaforme in grado di complicare la pianificazione militare dell’Esercito popolare di liberazione cinese.






