La promessa di un più deciso riavvicinamento post Brexit all'Ue, a 10 anni dal referendum del giugno 2016, per cercare di salvare una poltrona che ai più - salvo possibili proroghe di qualche mese al massimo - appare già perduta.

E' la carta della disperazione che Keir Starmer si prepara a giocare dopo la debacle elettorale del Partito laburista di governo alle elezioni amministrative del 7 maggio; mentre nelle stesse file dello stesso Labour i venti di rivolta contro la sua leadership assumono contorni da ultimatum. Schiacciato da una disfatta di dimensioni storiche, segnata dal sorpasso come prima forza del Paese della destra trumpiana anti-immigrazione di Reform Uk, guidata dall'ex tribuno brexiteer Nigel Farage, come pure dall'ascesa a sinistra dei Verdi di Zack Polanski, il primo ministro laburista ha provato a reagire nel weekend affidandosi alla nomina a consiglieri di due vecchie glorie quali l'ex premier Gordon Brown e l'ex ministra Harriet Harman.

Figure stimate, ma certo non in grado di simboleggiare quel cambiamento che gli si chiede. Ecco quindi che l'attesa si sposta sul discorso postelettorale alla nazione preparato per aprire una settimana politica di passione. Discorso anticipato ai media nei termini dell'ennesimo "piano di rilancio" dell'azione di governo basata stavolta sull'impegno ad accelerare il passo verso "un reset" con Bruxelles. A partire dall'orizzonte di un parziale riallineamento al mercato unico europeo. L'obiettivo, da travasare nel programma annuale d'iniziative legislative che il governo farà elencare a re Carlo III mercoledì nel tradizionale King's Speech d'inaugurazione di una nuova sessione parlamentare, è evidentemente quello di provare a recuperare consensi: intercettando i ripensamenti sulla Brexit accreditati dai sondaggi attuali a tanti britannici, a dispetto dei successi alle urne di Farage e soci. Anche se, nelle mani di Starmer, rischia di apparire solo una scelta tardiva, limitata e per certi versi opportunistica. A sottolinearlo è ad esempio, Ed Davey, leader filo-europeo dei Liberaldemocratici reduce da un buon risultato al voto amministrativo, secondo il quale sir Keir - precipitato da mesi a livelli record d'impopolarità personale - non risulta ormai credibile nemmeno su questo dossier. E non riuscirà a fermare "il populismo di destra e di sinistra" rispolverando proposte a metà sul mercato unico "largamente troppo deboli e troppo poco ambiziose". Una debolezza percepita come irrimediabile da molti anche nelle file del Labour, dove il dissenso non cessa di montare. A confermarlo è il proclama con cui in queste ore l'ex vice leader Angela Rayner, sostenitrice di una linea più progressista assieme al sindaco di Manchester, Andy Burnham, è venuta allo scoperto con un preavviso pubblico di sfratto al premier: concedendogli "un'ultima chance" per restituire al Labour la sua immagine di baluardo "della working class" o altrimenti passare la mano.