Il Dna dell’assassino era parcellizzato alle estremità della cintura dell’accappatoio mentre sui polsini della camicetta rossa della povera signora Pia Rossini, sarta di 81 anni, vennero individuati quarantadue frammenti di fibre identiche a quelle della camicia a quadretti dell’assassino e su quest’ultima ne vennero trovati sei rossi compatibili con quella dell’anziana signora. Il risultato portò gli inquirenti a chiudere il caso del cascinale su due piani di via Corriera 3b alle porte di Barbiano, frazione di Cotignola, in provincia di Ravenna dove nell’aprile del 2015 venne uccisa la Rossini. Per scoprire cosa accadde bisogna tornare al 14 aprile quando in casa la signora Pia era tranquilla, godendosi la buona salute, apprezzando le amicizie che le erano rimaste e i parenti che la facevano sentire importante. Sempre in ordine, la casa curata, i capelli tinti e ben raccolti, gli occhiali fumé dalla montatura ovale elegante, Pia trascorreva gran parte della giornata senza uscire. Ci teneva a occuparsi lei della spesa, della gestione delle incombenze e si teneva aggiornata guardando soprattutto la televisione. Da 14 anni, dopo essersi divorziato e aver perso il lavoro da meccanico, era andato a vivere con lei il figlio, Secondo Merendi, di 57 anni. Secondo era il figlio avuto dal primo matrimonio, quello con l’autista Tonino Merendi, capogruppo del Pci a Cotignola, persona conosciuta e apprezzata in paese, amato da tutti. Rimasta vedova di Tonino, Pia si era poi risposata con Cesare Poli per ritrovarsi nuovamente vedova nel 2013 e quindi sola. Lei era comunque tranquilla, protetta in un rapporto quasi simbiotico con l’unico figlio, economicamente indipendente grazie alle pensioni di reversibilità che aveva ricevuto alla morte dei mariti e a un piccolo tesoro che negli anni da sarta era riuscita a mettere da parte.