TREVISO - Scatta anche in Veneto l’allarme Hantavirus dopo che a Padova è stato messo sotto osservazione in quarantena, in via precauzionale, un cittadino sudafricano, arrivato a Venezia da Amsterdam il 26 aprile scorso dopo essere stato a bordo del volo sul quale era salita per pochi minuti una donna che si trovava sulla nave “del focolaio” Mv Hondius, poi deceduta a causa dell’agente virale. Anche se al momento l’emergenza non è arrivata ancora a toccare concretamente la Marca, l’Azienda sanitaria trevigiana è pronta a far fronte a un eventuale caso di contagio. «Siamo preparati - assicura il direttore generale dell’Usl 2 Giancarlo Bizzarri -. Abbiamo le stanze per l’isolamento, i protocolli, gli operatori e siamo in filo diretto col centro di riferimento di Padova per inviare i prelievi di eventuali casi sospetti». Insomma, se l’allarme dovesse arrivare anche a Treviso, l’Usl è pronta a far scattare immediatamente i dovuti protocolli. Si parte dal tracciamento e dall’individuazione del caso sospetto. Poi scatta l’isolamento: «Si valuta a seconda dei casi. Se le circostanze lo consentono, l’isolamento può essere domiciliare, altrimenti il paziente verrà portato subito in ospedale. In ogni caso siamo pronti» ribadisce il numero uno dell’Azienda sanitaria. Una volta isolato precauzionalmente il paziente, per verificare se risulta effettivamente positivo all’Hantavirus, viene sottoposto a prelievo e test. Si utilizzano quelli usati anche per il Covid: i test di biologia molecolare con PCR, che cercano il virus su saliva e sangue garantendo l’esito, in linea di massima, in un tempo che va dalle otto alle dodici ore. Ma come si trasmette l’Hantavirus?