I similari dei grandi risi italiane che ne usurpano la denominazione e stanno portando all’estinzione le varietà storiche risalgono al secolo scorso. Uno dei più longevi, anche se parecchio decaduto negli ultimi anni, è il Volano, il clone commerciale più datato dell’Arborio, costituito nel 1968 dalla Società italiana sementi e frutto dell’incrocio fra St. 401 e Rizzotto. Il primo è una selezione derivata dalla varietà Stirpe 136, un riso storico italiano. Il Rizzotto, costituito nel 1950, è una varietà storica fondamentale perla nostra risicoltura, ottenuta attraverso l'incrocio tra la varietà californiana Lady Wright e una varietà locale derivata da selezioni affini al Vialone.

Ma il clone commerciale attualmente più diffuso dell’Arborio è il CL388, una varietà iscritta al Registro varietale nel 2018, coltivato ora su 14.161 ettari, mentre il Volano si ferma ad appena 317 ettari e l’Arborio a 119. I progenitori del CL388 non sono noti, nonostante sia stato costituito nientemeno che dall’Ente Nazionale Risi. Ma i consumatori non sanno nemmeno che esistano né il Volano né il CL388 e tanto meno le altre 18 imitazioni dell’Arborio che al pari dei 17 cloni commerciali del Carnaroli, non compaiono sull’etichettatura dei rispettivi capifamiglia.