Così pesanti nell’attaccare la leggerezza altrui da finire schiacciati dalla propria, di superficialità; e la chiamiamo così per bontà d’animo, perché la parole giuste sarebbero malizia, scarso senso della legalità, sentimento di superiorità morale che degenera in strafottenza e mancanza di rispetto perfino del proprio ruolo. I fatti. È da due mesi che l’opposizione, con in testa i grandi moralisti del Pd, paralizza i lavori del Consiglio Comunale di Biella, continuando ad attaccare la giunta del sindaco, Marzio Oliviero, di Fratelli d’Italia. Biella è la città di Andrea Delmastro, per chi non lo sapesse.
Ebbene, i dem stanno cercando di approfittare a livello locale della vicenda che ha travolto l’ex sottosegretario alla Giustizia per creare il caos. Hanno messo nel mirino l’assessore al Bilancio, Amedeo Paraggio, presentando ben tre mozioni che ne chiedono le dimissioni. La colpa? Essere un commercialista. In particolare, essere il commercialista del parlamentare di Fdi, il professionista nel cui ufficio era stata fissata la sede delle “Cinque Forchette”, la società che controllava la trattoria romana “Bisteccherie d’Italia”, di cui Delmastro era socio con altri politici locali e la figlia del gestore, poi condannato con l’accusa di essere un prestanome dei clan. L’assessore non è indagato, per la verità neppure Delmastro lo sarebbe, non è stato neppure ascoltato dai magistrati, come neanche è stato ascoltato l’ex sottosegretario, e quando è scoppiato il caso ha passato la pratica a un collega. Ciononostante, il Pd biellese ritiene che Paraggio se ne debba andare per imperscrutabili ragioni, motivate con astruse locuzioni quali «questioni di immagine istituzionale» e per «un conflitto di opportunità politica».









