Dalla pandemia in poi c’è stata un’impennata nella frequentazione della montagna. I numeri registrano un boom di turisti e di sportivi, e anche le attività che si possono praticare in quota sono sempre più varie. Di conseguenza sono aumentati considerevolmente anche gli incidenti, d’estate come d’inverno. D’altronde ricostruire i fatti, in montagna, può essere complesso: condizioni ambientali estreme, scelte tecniche e variabili impreviste rendono difficile l’accertamento di eventuali responsabilità in sede giudiziaria. In questo contesto nasce una nuova specializzazione per le Guide alpine italiane, pensata per formare esperti in grado di mettere a disposizione della giustizia competenze specifiche sull’ambiente montano.

«Non è solo il numero crescente di incidenti ad aver inciso su questa evoluzione – sottolinea la guida valdostana Edy Grange –. È cambiato il modo di frequentare la montagna e sono aumentate le attività, soprattutto invernali. Allo stesso tempo è cambiato anche l’approccio della giustizia, che oggi tende sempre di più a individuare responsabilità precise», aggiunge Grange, che segue questo tema da anni per il Conagai e ha partecipato a diversi tavoli di lavoro, anche a livello internazionale.