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Ultimo aggiornamento: 9:13
Record di incidenti e vittime in montagna. È una tendenza stabile, specialmente da cinque anni a questa parte. Eppure i dati diffusi dal Corpo nazionale Soccorso alpino e speleologico danno da riflettere. Per cominciare, i numeri: gli interventi di soccorso nel 2025 sono stati 13.037, +8% rispetto ai 12.063 del 2024; i decessi sono stati 528, vale a dire +13%, quasi 10mila i feriti (9.624), 4.231 le persone illese. E in quale scenario si sono verificati? In testa l’escursionismo (43,6% dei casi), poi la mountain-bike (7,6%), lo sci (7,4%), l’alpinismo (5,3%) e la ricerca di funghi (3,2%). A interpretare i dati, dal suo osservatorio con oltre 350mila iscritti (e di cui il Cnsas fa parte), ci aiuta il presidente del Cai (Club alpino italiano), Antonio Montani.
Presidente, i dati diffusi dal Cnsas segnano un trend costante: interventi e vittime in montagna sempre in aumento.
Sono dati perfettamente in linea col trend che abbiamo rilevato. Da quando sono a capo del Club alpino italiano (dal 2022, ndr) registriamo un aumento dei nostri soci del 10% all’anno. Per una buona fetta si tratta di persone che in passato non hanno avuto a che fare con la montagna, ma alle quali la passione è venuta in anni recenti, soprattutto dopo il Covid. Per questo, ribadisco, i dati del Soccorso alpino mi sembrano in linea con quanto stiamo osservando ultimamente: più persone che si avvicinano alla montagna, più incidenti.






