Non è più soltanto un sorso di rum da accompagnare pezzi di cioccolato fondente. Ma neppure un po’ passito per un dessert a fine pasto. Tutto quello che pensavamo di sapere in tema di pairing tra dolci (ma anche cibo in genere) e bicchiere va aggiornato, raccontato e spiegato meglio. Ci proveranno a farlo gli ospiti di Mixology Experience, nel padiglione 6 di Tuttofood a Milano dall’11 al 14 maggio a Rho Fiera.

“Vogliamo aprire una sfida culturale, gastronomica ed economica – dice Luca Pirola, ideatore e organizzatore di Mixology Experience –. Per anni il pairing è stato associato quasi esclusivamente al vino. Oggi, invece, l’evoluzione del bere miscelato, degli spirits, delle fermentazioni, degli analcolici premium, dei low alcohol, della birra gastronomica e dei drink funzionali sta ampliando radicalmente il campo. Il pairing diventa uno strumento per costruire esperienze: non più il drink come accessorio, ma il beverage come parte integrante del percorso gastronomico”.

La musica dal vivo rende il vino più buono (anche se malinconica)

Cosa c’e da sapere

“Non è solo una questione di gusto, ma di cultura” aggiunge Davide Comaschi Master chocolatier e World Chocolate Master (in main stage, mercoledì 13 maggio alle 16). “Credo sia doveroso partire dall’esperienza nuova di gusto per arrivare ad un momento di divulgazione. C’è necessità si approfondire, di spiegare cosa è davvero la qualità. Il mondo del cocktail, della mixology in generale, è un mondo che si sposa benissimo con il cioccolato. Ma non tutto il cioccolato è uguale”. Un matrimonio in cui ciascuno mantiene il suo ruolo. “Non si tratta solo di abbinare, si tratta di esaltare quello che è il meglio delle due parti. Non è un semplice abbinamento”. Tra le sfide, la gestione degli equilibri: il rischio di appesantire il palato c’è. “Il rischio è strettamente collegato alla qualità del prodotto. Ma se si conoscono bene gli ingredienti con cui si lavora, il rischio si annulla. Se nel cocktail spicca la parte più dolciastra, si può lavorare con un cioccolato con una parte di acidulezza spiccata, quindi con un cioccolato lavorato bene. Il rischio con un ingrediente di scarsa qualità è che sia difficile da trovare un punto di equilibrio con il cocktail perché la parte amara, tannica, stringente, del cioccolato tenderà a coprire la buona parte aromatica che può avere invece cocktail”.