Un chiaro vincitore, Nigel Farage, uno sconfitto ancor più chiaro, Keir Starmer. E' il verdetto espresso in controluce da metà della popolazione del Regno Unito nelle elezioni amministrative che hanno sancito in termini devastanti la batosta attesa dal Partito laburista del primo ministro; hanno premiato più di tutti la destra trumpiana anti-immigrazione di Reform Uk; e hanno determinato un terremoto senza precedenti rispetto ai residui equilibri politici secolari dell'isola.
Video Starmer: 'Risultato che fa male, mia responsabilità'
Uno tsunami di fronte al quale Starmer si aggrappa alla poltrona, rifiutando nell'immediato qualsiasi ipotesi di dimissioni. Ma che appare inevitabilmente destinato a rinfocolare le pressioni sulla sua leadership - moderata e grigia fino all'opportunismo - in seno allo stesso Labour: nei cui ranghi l'incognita su un cambio di cavallo riguarda più il 'quando' che non il 'se'. La forza dei numeri non ammette repliche ovunque si sia votato, dai consigli comunali e di contea di mezza Inghilterra, alle assemblee legislative di Scozia e Galles, nazioni interne al Regno che dal 1999 godono dei poteri della devolution. I laburisti vedono più che dimezzati i consiglieri che avevano e vengono stracciati nel conto complessivo di giornata da Reform. Mentre quest'ultimo conquista centinaia di seggi e il controllo di vari enti locali partendo da zero. Guadagnano posizioni inoltre sia i centristi Liberaldemocratici di Ed Davey, sia i Verdi dell' "ecopopulista" Zack Polanski (sinistra radicale). Con i conservatori di Kemi Badenoch ancora in calo, ma almeno non cannibalizzati in toto a destra da Farage. Il tutto mentre il voto scozzese conferma il primato degli indipendentisti dell'Snp, al potere a Edimburgo da 20 anni; e in Galles si fa largo un'altra forza progressista-secessionista, Plaid Cymru, ma sale pure Reform, a scapito di un Labour letteralmente decimato dopo un secolo ininterrotto di dominio elettorale in quello che fu uno dei bastioni della working class.












