Primogeniti responsabili, figli di mezzo invisibili, ultimi ribelli: una teoria psicologica diventata virale racconta che fratelli e sorelle hanno una personalità predefinita. Cosa c’è di vero?
di Giulia Mattioli
Uno dei tormentoni social che ultimamente spunta nel feed di chi frequenta la “bolla” genitoriale è quello che riguarda la birth order theory, ovvero l’idea che, a seconda dell’ordine di nascita, i figli abbiano personalità specifiche. Centinaia di reel più o meno riusciti mostrano un primogenitoeducato e composto, un secondogenito più vivace ma tutto sommato simpatico, e infine un terzogenito scatenato, ribelle, incontenibile. Sono video che scherzano su situazioni facilmente riconoscibili e in cui è semplice immedesimarsi sia nelle vesti di genitore sia di fratello o sorella, e hanno riportato in auge una teoria psicologica nata oltre un secolo fa, poi messa da parte, ripresa e nuovamente smentita a ondate cicliche. Ondate che i social e i media contribuiscono a riattivare, inserendo nella cultura pop stralci iper-semplificati di psicologia, che hanno il pregio di offrire spunti interessanti, e spesso divertenti, per parlare di dinamiche sociali e familiari.
Nella versione originaria, risalente ad Alfred Adler, psicologo e psicoterapeuta austriaco vissuto a cavallo del ’900, l’idea era che ogni figlio crescesse in una posizione psicologica diversa all’interno della famiglia, e perciò maturasse dei tratti di personalità specifici. Nel tempo questi concetti sono stati semplificati fino a diventare dei “profili”.








