Uno studio del Financial Times profetizza che la sinistra stia scomparendo: non alle urne, ma nelle culle. Dietro alla scelta di non riprodursi, però, i motivi sono tanti. A partire dall’idea di futuro

di Olga Noel Winderling

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Forse la sinistra sta davvero scomparendo, ma non nel senso politico del termine: sta letteralmente smettendo di riprodursi. Così, almeno, profetizza il report pubblicato lo scorso ottobre sul Financial Times dal giornalista ed esperto di dati John Burn-Murdoch, in cui emerge che nei Paesi occidentali le persone progressiste fanno sempre meno figli rispetto ai conservatori. Più precisamente: fino agli anni 80 le curve di natalità correvano quasi parallele, poi si sono divaricate lentamente, fino ad arrivare alla situazione attuale in cui nei Paesi anglosassoni (e non solo) la natalità progressista è crollata, mentre quella conservatrice regge e, in alcuni casi, cresce. “È come se la sinistra avesse ceduto la speranza, e con essa il futuro, alla destra”, ha scritto Burn-Murdoch. Non è la prima volta che la politica viene misurata in termini riproduttivi. Dopo la prima vittoria elettorale di Trump, per esempio, l’economista Gordon B. Dahl osservò un calo improvviso di nascite nelle contee democratiche e un aumento in quelle repubblicane. Risultato: tra il 2016 e il 2018 si sono registrati 38mila bambini in meno tra i votanti democratici e liberal e 7mila in più tra i conservatori. Dahl ha chiamato il fenomeno “effetto pessimismo”. In pratica: sentirsi sconfitti culturalmente, oltre che elettoralmente, può bloccare il desiderio di trasmettere la vita.