Strana morte quella del conservatorismo, e ovviamente dei suoi presunti gemelli che rispondono ai nomi di populismo e sovranismo. Strana prima di tutto perché rapida, fulminante. Qualche settimana fa opinionisti e media discettavano, preoccupati, di un mondo che andava a destra e di un’Italia chissà ancora per quanto tempo ancora in mano agli “eredi del fascismo”. Da qualche giorno è invece tutto un fiorire di più o meno entusiastici de profundis: di dotte analisi sull’avvenuta “normalizzazione”, sull’estirpazione dell’agente “patogeno” che aveva infettato le nostre “sane” democrazie, persino sulla rinascita dell’Europa che senza l’Ungheria di Viktor Orbàn può finalmente procedere spedita lungo il sentiero delle “magnifiche sorti e progressive” che l’attendono.
Il cittadino più attento si chiederà come sia mai possibile che i processi politici e i flussi elettorali possano subire così rapidi mutamenti. Certo, viviamo nel tempo dell’accelerazione, ma da qui a pensare che bastino tre o quattro episodi, seppur importanti e significativi, per traghettare milioni di cittadini da destra a sinistra, mi sembra che ce ne corra. Eppure il risultato del referendum in Italia, la sconfitta di Orbàn in Ungheria, gli errori di Trump proiettati sulle elezioni di Midterm sono bastati a tanto. Cerchiamo di capire con serietà come stiano effettivamente le cose.








