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È sempre stata la mia cantante preferita. Quella volta che fece la pipì nel prato...
I personaggi che hanno segnato la storia recente del nostro Paese raccontati da Vittorio Feltri. Ogni venerdì sul quotidiano cartaceo, sul sito de il Giornale e sui nostri canali social il nuovo podcast del direttore editoriale. Questa volta viene ricordata Ornella Vanoni, la grande interprete musicale scomparsa lo scorso novembre.
Ornella Vanoni è sempre stata la mia cantante preferita, ero un ragazzino e lei già una cantante che cominciava ad affermarsi quando l'ho vista per la prima volta in tv, e subito ne sono rimasto colpito. La sua voce era tanto particolare che poteva sembrare un po' afona, in verità era molto melodica. Allora amavo la musica leggera, invece oggi la detesto perché le canzoni mi risultano tutte uguali, ripetitive e noiose. Poi sono cresciuto, mi sono trasferito a Milano per lavoro e finalmente ho conosciuto di persona Ornella, della quale mi hanno affascinato anche l'eleganza, il tatto, il modo cortese di rapportarsi agli altri. Erano i primi anni Novanta quando siamo capitati in uno stesso ristorante e ci siamo salutati, lei mi conosceva per via della mia professione, abbiamo fatto quattro chiacchiere. Un giorno mi invitò a casa sua, in largo Treves, a Milano, un appartamento magnifico. Quella sera eravamo soltanto in tre, oltre alla padrona di casa eravamo Maria Luisa Trussardi e io. Ornella era sola e tesseva anche un po' l'elogio della solitudine, sebbene poi avesse rammentato con malinconia e tenerezza alcuni dei suoi compagni, incluso il cantante Gino Paoli, di cui parlava con grande affetto. Mi sono fatto l'idea in quel momento che Ornella Vanoni fosse immortale. Insomma, beveva il suo vino, fumava i suoi spinelli, come ci aveva confessato, era una donna completamente disinibita, talmente libera da non essere in sintonia con la sua generazione, una che se ti deve mandare a quel paese lo fa in due secondi lordi. Mi appariva una dea.






