PORDENONE - La classe in cui fa lezione perde acqua. Le gocce cadono dal soffitto e finiscono a terra. O peggio sui banchi. I segni dell’umidità e di un problema noto e visibile, sono e restano inequivocabili. Ma a finire nei guai è lui. Lo studente che quel disagio l’aveva segnalato.

Il motivo? Per documentare quanto stava succedendo nell’aula in cui si trovava a dover studiare, ha scattato una fotografia. E la stessa, poi, è arrivata al Gazzettino. La notizia, verificata, è stata riportata sull’edizione di ieri del giornale. Riguarda il secondo piano dell’istituto superiore “Pertini” di Pordenone. Morale? Al giovane che si è “permesso” di immortalare l’umidità che sta divorando il soffitto della sua classe, è arrivata non solo una lavata di testa dai vertici della scuola, ma qualcosa di più. Nei suoi confronti, infatti, scatterà ora un provvedimento disciplinare interno all’istituto, con possibili ripercussioni anche sulla carriera scolastica nel medio-breve periodo.

L’allievo ha scattato delle fotografie all’interno delle pertinenze scolastiche. Questa la motivazione - ritenuta una grave violazione - addotta in forma ufficiale dalla dirigenza scolastica rappresentata dalla preside Alessandra Rosset. Ci aggiungiamo anche il divieto (di recente introduzione) di utilizzare dispositivi elettronici al di fuori delle finalità strettamente didattiche. E fino a qui ci sono le motivazioni normative che la scuola ha utilizzato per punire l’allievo che ha scattato le fotografie. Tutto il resto appartiene a una questione di opportunità. È colpa del giovane se il soffitto è pieno d’acqua? Il fatto grave è rappresentato dall’uso del cellulare oppure dalla pubblicità (leggasi notizia) che ne è scaturita?