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Leone: denunciare il male. Parolin: Trump? Attacchi strani ma Usa interlocutori. Rubio a Roma

Un anno dopo il conclave, gli occhi del mondo sono ancora tutti puntati sulla cupola di San Pietro. Un'inaspettata conseguenza del nuovo, clamoroso attacco di Donald Trump a Leone XIV. Oggi è il giorno più importante per le ormai tribolate relazioni Usa-Santa Sede: nel più piccolo Stato del mondo arriva il segretario di Stato americano, Marco Rubio.

La vigilia dell'incontro all'interno delle sacre mura è stata, inevitabilmente, dominata dalla freddezza. Ieri il cardinale segretario di Stato Pietro Parolin ha tenuto a puntualizzare che l'udienza è stata "un'iniziativa partita da loro". Sottinteso: dalle parti della Terza Loggia non se ne sentiva l'esigenza dopo la prima offensiva trumpiana del mese scorso. Parolin ha detto che oggi "si parlerà di tutto quello è successo in questi giorni, ma sì parlerà anche di conflitti, di America Latina e immagino anche di Cuba". Poche ore prima, era stato proprio Rubio a chiarire pubblicamente che l'udienza non è collegata alle recenti tensioni e che in cima alla sua agenda c'è soprattutto la discussione sulla situazione cubana. I vertici della Santa Sede cercheranno di capire dalla viva voce di Rubio dove vuole andare a parare il tycoon con la sua guerra dialettica ingaggiata contro il Papa. Il capo della diplomazia pontificia, d'altra parte, ieri ha usato un pizzico di ironia definendo gli attacchi del presidente americano "perlomeno strani", pur confermando come gli Usa restino un interlocutore imprescindibile.