Hanno fama di avare un carattere tenace, resiliente, laborioso dovuto al fatto che hanno dovuto ricostruire le proprie vite (il proprio intimo fogolar) in seguito alle disavventure subite come terra di confine, tra cui quella di un esodo coatto alla fine della Seconda Guerra Mondiale. Eppure l'impatto con gli istriani che si percepisce oggi, forse dettato da opportunistiche ragioni di marketing turistico, è amicale e solare lontano pure dalla diffidenza in genere esercitata dai pescatori quali sono - un lavoro faticoso e piuttosto incerto per default -. Come quelli di Vrsar (Orsera) che nel mezzo tra Parenzo e Rovigno lungo la via Claudia che costeggia la sponda occidentale istriana si allunga nel mare alle foci del fiordo di Limski leggendariamente associato, come rifugio, al pirata Morgan. E' rimasto un borgo di "lavoratori del mare" intrecciato come una pergola su di una collinetta dominata dai resti di un castello medioevale e dalla chiesa di San Martino.

La narrazione, fantasiosa, dice che ben due volte amoreggiò Casanova sotto i tetti rossi che si incastrano uno sull'altro ombreggiando i vicoli di pietra grigia. In realtà via approdò una prima volta nel 1743 quando era solo un prete povero e sconosciuto ma vi ritornò una seconda un anno dopo da sacerdote benestante quando concupì una fanciulla locale, domestica di tale don Girolamo. Dalla sommità del colle la vista abbraccia un micro-arcipelago formato da diciotto isolotti dove in estate ancorano decine di yacht di italiani, tedeschi, slovacchi e austriaci. Gente che snobba uno dei centri di naturismo più famosi del vecchio continente, quello di Anita-Koversada( a soli 9 km) dove tra boschi di olivi, pini, lecci e cespugli di ginestre sfilano ogni estate migliaia di seni e glutei al vento per il piacer di poco astanti (a soli 9 Km).