Afine giugno riunirà per la seconda volta tutti i cardinali in concistoro.
In agenda ha messo un 'tagliando' alla "Evangelii gaudium", il documento-manifesto di Francesco per una Chiesa missionaria. Ma non ci saranno nuove porpore targate Leone XIV, come pure era nella tradizione dei Papi il 29 giugno, quando ricorre la festività dei santi Pietro e Paolo, fondatori della Chiesa.
La convocazione di Prevost è piuttosto un follow-up di quella del gennaio scorso quando il Pontefice di origine statunitense ha inaugurato una nuova stagione di collegialità nel governo della Chiesa. Addirittura riunendo il collegio cardinalizio ai primi di gennaio, di fatto i porporati che lo hanno eletto in conclave, Prevost aveva invocato l’aiuto dei confratelli nella guida della barca di Pietro mettendoli in guardia rispetto alle vere sfide per la Chiesa oggi in un mondo polarizzato e attraversato da guerre sanguinarie: "Dobbiamo essere uniti, la divisione disperde".
Se dunque non c'è da aspettarsi a breve una infornata di berrette cardinalizie, come amava invece fare non aveva appena posti vacanti Francesco nell'intento di rinnovare energicamente il collegio cardinalizio ereditato dai predecessori, è più sul fronte interno della struttura vaticana che Leone ha proceduto a un riassetto importante. La prima nomina cui si è dedicato è stata quella di prefetto del Dicastero per i vescovi, la casella mancante dal momento che lui stesso la occupava prima di essere eletto. Qui ha scelto il canonista mons. Filippo Iannone, accentuando quindi il ruolo dei canonisti e dei giuristi dopo una lunga fase in cui hanno prevalso i profili pastorali.







