È difficile credere che a un vertice politico di maggioranza si sia parlato per più di un’ora e mezza solo di energia. E infatti così non è, nonostante i presenti abbiano cercato di mascherare pubblicamente gran parte dei contenuti del confronto. Che hanno riguardato anche altro: le nomine che non si riescono a chiudere e la legge elettorale che Giorgia Meloni punta a ottenere entro fine autunno.
Il primo indizio che non tutto sia andato per il meglio è proprio questo: nel comunicato di Palazzo Chigi, a termine dell’incontro, il perimetro degli argomenti è ristretto a due: politica internazionale ed emergenza energetica. I leader limitano al massimo le dichiarazioni, come auspicato da Meloni. Solo Matteo Salvini, vicepremier e leader della Lega, risponde, con toni entusiasti, sulla legge elettorale: «Procediamo dritti». Sul tema tace invece l’altro vicepremier, Antonio Tajani, segretario di Forza Italia. Il partito sta frenando sulla riforma del voto, come da volontà di Marina Berlusconi. La primogenita del fondatore, di fatto padrona dei diritti finanziari di FI, ha dato mandato agli azzurri di non favorire l’accelerazione parlamentare chiesta dalla presidente del Consiglio. Non piace il modello proposto da FdI, con un premio di maggioranza sproporzionato, a tutto vantaggio del primo partito della coalizione. E “il fattore Marina” sta pesando non poco sugli equilibri e sulla fiducia tra gli alleati. Rapporti che potrebbero ulteriormente incrinarsi dopo la richiesta di risarcimento danni a Mediaset e alla conduttrice di Rete4 Bianca Berlinguer da parte del ministro della Giustizia Carlo Nordio, per il caso della grazia concessa a Nicole Minetti.









