PADOVA - «Siamo stati sequestrati in una nave prigione, una nave militare, fino alla mattina del 1° maggio. Noi sicuramente abbiamo vissuto una situazione molto grave di tortura, ma è poco rispetto a quello che le persone palestinesi vivono in un genocidio: un'occupazione e una violenza quotidiane molto, molto gravi».
Sono le parole di Anna Ghedina, attivista padovana 21enne tra le 175 persone della Global Sumud Flotilla che la notte del 29 aprile sono state sequestrate in acque internazionali dalla Marina israeliana al largo Creta. Anna, con l'attivista trevigiano Luca Cuzzato, ha partecipato mercoledì 6 maggio a una conferenza stampa convocata a Padova per chiedere l'immediata liberazione di Saif Abukeshek e Thiago Avila, membri della missione umanitaria attualmente detenuti in Israele.
«La tragedia del popolo palestinese - ha spiegato Ghedina - è sotto gli occhi di tutti: camion con gli aiuti umanitari vengono bloccati ai valichi e la nostra azione serve per continuare a tenere accesa l'attenzione internazionale sul genocidio in atto. Quello che è successo a noi è un fatto gravissimo, per le leggi internazionali che sono state ignorate nuovamente da Israele, come ormai impunemente continua a fare da ormai troppi anni». L'attivista ha quindi ricordato l'ispano-palestinese Saif Abukeshek e il brasiliano Thiago Avila, militanti della Flotilla ancora detenuti in Israele «subendo pestaggi, senza avere nessun processo, e senza avere nessun tipo di giustizia». «Per continuare a restare umani dobbiamo stare dalla parte giusta della storia - ha aggiunto -. Non siamo noi ad aver infranto la legge, bensì Israele».












