Perché il Diavolo veste proprio Prada? Forse non ci dormite la notte, o forse questa domanda non vi ha mai sfiorato minimamente l’anticamera del cervello. In ogni caso, mettetevi l’anima in pace: ci siamo qui noi a risolvervi il mistero. Con l’uscita nei cinema di tutto il mondo dell’attesissimo secondo capitolo della saga, Il Diavolo Veste Prada è tornato a essere un fenomeno globale. Sui social network – da TikTok a Instagram – è diventato virale tutto ciò che riguarda le origini, le citazioni e i retroscena di questa pellicola cult. Tra i dubbi amletici che affliggono la Generazione Z e i nostalgici dei primi anni Duemila, la questione del titolo è esplosa prepotentemente: come è nato? Ma soprattutto: perché Prada? Perché non Chanel, che nel primo film ha un ruolo estetico decisivo nella trasformazione di Andy? Perché non Gucci, Versace, Dior, Valentino, Armani?
Genesi di un titolo cult
Per capire l’origine di questa fortunata intuizione bisogna fare un salto indietro di oltre vent’anni. Quando la scrittrice Lauren Weisberger iniziò a lavorare al romanzo, e successivamente quando si iniziò a concepire il primo film (uscito nel 2006, ricordiamolo: oggi siamo nel 2026), non c’era assolutamente la consapevolezza che questa storia sarebbe diventata un successo planetario. Serviva un titolo. Un titolo che fosse funzionale, memorabile e in grado di catturare l’essenza della storia.







