All’indomani dell’annuncio del passo indietro della storica direttrice di Vogue America, riscopriamo la pellicola che ha fatto conoscere Anna Wintour a tutto il mondo
di Alessandra D'Acunto
2 minuti di lettura
Si aspettava di vederla al fastoso matrimonio di Jeff Bezos e Lauren Sanchez a Venezia. Invece, la regina della moda Anna Wintour è riuscita a distogliere gli sguardi del mondo dalla Laguna. La mitica direttrice di Vogue America, 75 anni di cui 37 alla guida del magazine, ha fatto un passo indietro: non lascia il gruppo Condé Nast ma cerca un nuovo Head of editorial content. “Sento che oggi ciò che mi dà più soddisfazione è supportare una nuova generazione di ferventi editori”. Un’affermazione che sembra stridere con il personaggio di Anna Wintour così come lo immaginiamo da Il diavolo veste Prada in poi. Il film del 2006, diretto da David Frankel e riadattato da un romanzo di Lauren Weisenberg, ha creato un prima e un dopo nella cinematografia di moda. E ha contribuito alla mitizzazione della temibile direttrice di Vogue America, interpretata nella pellicola da una (come sempre) magistrale Meryl Streep.
Anna Wintour ha ispirato direttamente il personaggio di Miranda Priestly ne Il diavolo veste Prada. Algida, imperturbabile, severa e non poi così giusta con la povera Andy Sachs che, interpretata da Anne Hathaway, è diventata a sua volta l’icona della stagista malcapitata nelle grinfie del capo. Una commedia spietatamente ironica, nel cuore della redazione di Runway a Manhattan, condita dai ruoli di Stanley Tucci nei panni di Nigel e Emily Blunt, alias Emily Charton, tutti collaboratori della direttrice impersonata da Meryl Streep. Se la somiglianza fisica con la vera Anna Wintour non è nemmeno lontanamente ricreata, l’esperienza è reale: Lauren Weisenberg, autrice del romanzo best seller, è stata per davvero la sua assistente a Vogue, per circa un anno.













