Ricerca di base, campagne di screening, trattamenti innovativi, politiche di prevenzione. Ma non solo. La salute collettiva e individuale e legata anche a qualcosa di più impalpabile e allo stesso tempo più “vicino”: l’aria che respiriamo, le strade che percorriamo, la rete di relazioni in cui siamo inserite. Ossia da come ci “accoglie” e ascolta la città in cui viviamo. È questo il messaggio lanciato al Campidoglio di Roma, dove si è tenuto il meeting annuale della Rete italiana città sane, promossa dall’Organizzazione mondiale della sanità. L’evento, che segna i 25 anni di vita del progetto, ha riunito esperti e amministratori per ricordare che i comuni sono le istituzioni più vicine alla vita di tutti i giorni e quindi le più capaci di attivare risposte concrete per farci vivere meglio. “In questi 25 anni”, ha dichiarato Lamberto Bertolé, presidente della rete, “abbiamo contribuito a far crescere nei comuni italiani una consapevolezza nuova: la salute pubblica non si costruisce solo nei servizi sanitari, ma anche nelle scelte sociali, educative, ambientali e culturali che incidono ogni giorno sulla vita delle persone. Oggi celebriamo un percorso importante, ma soprattutto lanciamo una responsabilità: aiutare le città a essere sempre di più luoghi che prevengono, includono, riducono le disuguaglianze e generano benessere nei territori”.
Quando la città si prende cura dei cittadini: a Sacile l’Oscar della Salute 2026
La Rete italiana città sane dell’Oms festeggia 25 di anni di attività: al Comune di Sacile l’Oscar della Salute 2026 per un progetto innovativo contro la viole…






