L'esposizione ai metalli presenti nell'ambiente, nel cibo e nell'acqua durante alcuni periodi critici dell'infanzia può avere effetti dannosi e duraturi sullo sviluppo del cervello, influenzando salute psicologica e comportamento anche a decenni di distanza, nell'adolescenza.
A dirlo sono i denti da latte, che forniscono una testimonianza biologica unica delle prime fasi della vita, e che sono alla base dello studio pubblicato sulla rivista Science Advances.
I risultati ottenuti dal gruppo di ricerca guidato dalla Icahn School of Medicine del Mount Sinai, a New York, suggeriscono che sarebbero importanti normative e politiche ambientali che tutelino maggiormente donne in gravidanza e neonati.
I denti da latte si formano a strati, in modo simile agli anelli di crescita di un albero, fin dall'utero materno, e durante il loro sviluppo incorporano tracce dei metalli presenti nell'organismo. Grazie a una tecnica di analisi basata sul laser, i ricercatori coordinati da Manish Arora hanno potuto ricostruire la cronologia dell'esposizione ai metalli avvenuta nel corso della prima infanzia, e hanno collegato poi i dati a quelli delle scansioni cerebrali e alle valutazioni comportamentali condotte sugli stessi bambini decenni dopo.






