Che le polveri sottili e gli altri inquinanti facciano male ai neonati era già chiaro alla comunità scientifica globale, ma ora un team di ricercatori del King’s College di Londra mostra che gli effetti sulla loro salute inizia già prima di nascere. Secondo gli scienziati britannici “i neonati esposti a livelli più elevati di inquinamento atmosferico nelle prime fasi della gravidanza impiegano più tempo a imparare a parlare rispetto a quelli esposti a livelli più bassi”. Per i neonati prematuri, l'impatto è perfino peggiore: “Oltre a uno sviluppo ritardato della capacità di parlare, si è riscontrato anche una compromessa delle abilità motorie”.
Il problema è il traffico nelle città
Lo studio dei medici britannici condotto su un campione di donne in gravidanza residenti a Londra ha dunque dimostrato quali effetti ha sulla salute del nascituro l'esposizione della futura mamma sia alla anidride di azoto che ai particolati fini e ultra-fini. Soprattutto durante il primo trimestre di gravidanza. In questi casi è stato rivelato un ritardo nello sviluppo del linguaggio a 18 mesi. Il primo trimestre rappresenta infatti un momento cruciale per la formazione del cervello fetale. In questa fase si sviluppano le basi delle future capacità cognitive, comprese quelle linguistiche e la presenza nell’aria di sostanze inquinanti come le le polveri sottili (Pm10 e Pm2.5), il biossido di azoto e ozono possono interferire con questi processi delicati. Ovviamente non si tratta di una relazione automatica, ma di un aumento di rischio statistico. E a rischiare di più sono le famiglie più povere perché ridurre l’esposizione all’aria inquinata durante la gravidanza può comunque fare la differenza.







