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Ultimo aggiornamento: 12:52 del 16 Settembre

Aria, sostanze chimiche, alimentazione, ma anche condizioni sociali incidono profondamente sul destino biologico e psicologico delle nuove generazioni, in particolare dei bambini. Eppure, su nessuno di questi fronti non si fa abbastanza. A richiamare l’importanza del rapporto tra ambiente e salute infantile si apre oggi a Roma il convegno “Esposizioni ambientali ed epigenetica. Proteggere la salute dei bambini”, su iniziativa del vicepresidente del Senato Gian Marco Centinaio. Abbiamo intervistato Alessandro Miani, Presidente della Società Italiana di Medicina Ambientale (SIMA) e relatore al convegno.

Si parla molto di prevenzione. Ma qual è il modo per farla davvero in maniera efficace?

La nuova frontiera della prevenzione non passa soltanto da diagnosi più precoci e terapie più efficaci, ma dalla comprensione di come l’ambiente “accenda o spenga” i nostri geni. È l’epigenetica: un insieme di meccanismi – come la metilazione del DNA o le modifiche degli istoni – che regolano l’espressione genica senza cambiare il codice ereditario. Questi processi sono estremamente sensibili alla nutrizione, all’inquinamento atmosferico, alle sostanze chimiche, al fumo, all’alcol, allo stress e al sonno, soprattutto nei primi 1.000 giorni di vita, dal concepimento ai due anni di età, quando si “programmano” numerosi sistemi biologici. Le evidenze mostrano che le impronte epigenetiche acquisite in questa fase possono influenzare lo sviluppo metabolico, cardiovascolare, oncologico e neurocognitivo per tutta la vita, con effetti che talvolta si trasmettono anche alle generazioni successive.