Bastano pochi chilometri fuori da Verona perché l'orizzonte cambi forma. La linea piatta si spezza, si solleva, diventa montagna. Prima le colline, poi rilievi più netti, infine cime vere e proprie che emergono quasi all'improvviso. È lì che si scopre che la provincia veronese non è soltanto una terra fatta di pianura, vigneti e città d'arte. Basta alzare lo sguardo verso nord per capire che il territorio non finisce dove terminano i palazzi: si impenna e cambia ritmo.
È una Verona "verticale", da esplorare con gli scarponi ai piedi seguendo i segnavia bianchi e rossi. Tre le aree da conoscere — Lessinia, Gruppo della Carega e Monte Baldo — ognuna diversa, ognuna capace di offrire un'esperienza autentica e, ancora oggi, lontana dai grandi flussi. Non un unico trekking, ma tre destinazioni da vivere anche separatamente: un itinerario ideale che ribalta l'immagine del Veronese e lo restituisce come terra di vette.
Sentieri della Lessinia
Si può iniziare dalla Lessinia, la montagna più accessibile. Quote tra i 1.200 e i 1.700 metri, paesaggi ampi e rilassanti: è una "montagna orizzontale", fatta di altopiani, pascoli e malghe. Un ambiente che mette a proprio agio anche chi non ha grande esperienza e preferisce raggiungere facilmente punti già in quota. Il Rifugio Lausen, vicino a Velo Veronese, è perfetto per escursioni ad anello attraverso la Valle delle Sfingi e una prima notte senza complicazioni. Ma la Lessinia è anche storia: il Rifugio Castelberto, nel territorio di Erbezzo a 1.765 metri — sulla punta più settentrionale dell'altopiano, già ai margini della Grande Guerra — è la fedele ricostruzione di un'ex caserma del 1915 situata sul confine austroungarico. Nei dintorni si trovano ancora trincee quasi mimetizzate nel paesaggio. Il Rifugio Primaneve, in posizione panoramica, apre invece lo sguardo su tutto l'altopiano.






