Da Karl Marx a Matteo Renzi: «Ben scavata, vecchia talpa». L’ultima impresa dell’ex presidente del Consiglio innervosisce lo stato maggiore del Pd: la deputata Marianna Madia lascia la Casa madre e trasloca nel gruppo di Italia Viva. Un abbandono che è frutto del lungo lavorio dietro le quinte del fu rottamatore: mettere in piedi la quarta gamba del campo largo, quella in grado di alterare il piano di Elly Schlein. L’esca che incanta la sinistra è Silvia Salis, la sindaca glamour che sfoglia la Margherita: «Io vorrei, non vorrei, ma se vuoi». Il senatore fiorentino è stato il suo primo sponsor: «Silvia, c’è bisogno di te». Il talent scout si è riconosciuto nella prima cittadina di Genova: stessa sfrontatezza. Una sfida insidiosa per il campo largo, che suona come un avvertimento: vi condizionerò. In mezzo alla tempesta, in cerca di uno scoglio, si muove la minoranza dem. I riformisti hanno un dilemma: soccombere sotto i colpi della segretaria dem o tentare la fortuna altrove? Madia, che fu candidata da Walter Veltroni nel 2008 e giurò da ministra nel governo Renzi, ha deciso per l’addio, che era nell’aria da mesi. Agli amici di corrente ha mandato un messaggio di prima mattina: «Provo da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra. Sempre uniti dallo stesso obiettivo: liberare l’Italia da questo pessimo governo». Poi l’intervista a un quotidiano online: «Penso a un’area di riformismo radicale, in grado di entrare dentro i problemi reali delle persone e indicare soluzioni concrete».