Era da mesi che si rincorrevano le voci di un addio di Marianna Madia al Pd. Ieri, il passo ufficiale: volto del Pd delle origini Walter Veltroni la volle, non ancora trentenne, capolista del Lazio alle elezioni politiche del 2008 - poi ministro della Pubblica amministrazione nei governi Renzi e Gentiloni, Madia passa da “indipendente” in Italia Viva. «Sono giunta alla conclusione», scrive nella lettera che ha inviato alla capogruppo del Pd, Chiara Braga, «che, nell’ambito dello sforzo che ci accomuna per rendere competitiva la coalizione progressista, io possa adesso rendermi più utile svolgendo questo stesso lavoro in un’altra collocazione». Quella, cioè, di chi prova a costruire «un’area politica, sociale e culturale che usiamo definire riformista».

Perché, scrive ancora Madia, è sua convinzione che «il centrosinistra debba rafforzarsi sia come articolazione della sua proposta elettorale, sia come novità, originalità e credibilità del suo programma di governo».

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È il secondo nome riformista di peso che lascia il Pd (peraltro nel giorno del compleanno di Elly Schlein). Prima di lei lo aveva fatto Elisabetta Gualmini, eurodeputata passata con Azione. Madia ha cercato di andarsene senza strappi, nei modi di una separazione consensuale. In un messaggio nelle chat dei riformisti dem, ha salutato spiegando di voler provare «da un’altra prospettiva a costruire un pezzo di centrosinistra». E ha aggiunto: «Sempre uniti per lo stesso obiettivo: liberare l'Italia da questo pessimo governo. Vi abbraccio tutti». Anche dalle parti di Italia Viva si è cercato di gestire questo arrivo con la massima cautela, cercando di non irritare la segretaria dem, alleata strategica. «L’ingresso di Marianna Madia nel gruppo Italia viva-Casa Riformista è una buona notizia per tutti», ha detto Matteo Renzi. «Lo è per i riformisti del centrosinistra che vogliono costruire una casa diversa ma collegata e complementare al Pd. Lo è per me personalmente perché ritrovo un'amica, una compagna di strada, una colonna del mio governo». Certo, si dice in Italia Viva, «è un segnale forte nella costruzione della casa riformista, non a caso Madia entra da indipendente». Quanto all’arrivo di altri, sicuramente sui territori qualche adesione arriverà.