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4 MAGGIO 2026

Ultimo aggiornamento: 15:15

“In Parlamento porto la mia inesperienza“. Diciotto anni fa Marianna Madia fu la veltronissima interprete di un partito più cool, cioè di gente che piace alla gente che piace. Non più operai, non solo amministratori con la cravatta rossa ma persone che viaggiando hanno guardato il mondo. Lei lo conosce, e conosce le lingue e diffida del comunismo. Marianna è una di loro, estranea ai riti della sinistra, dunque perfetta: scuole francesi, ricercatrice, per parentela (il marito produttore) vicina al mondo del cinema che fa sempre trés chic. E poi lei è contraria all’aborto, all’eutanasia e al matrimonio gay. Più lontana di così dalla sinistra!

Ora che Elly Schlein comanda e la sinistra è invece la stazione di arrivo, l’obiettivo primo, non il centro riformista, la metà esatta della mela che la storia politica di Marianna, come quella di Elisabetta Gualmini e l’altra, più mediatica, di Pina Picierno, piega verso l’altrove. Se Gualmini ha scelto Azione, sapendo che la bussola del suo nuovo leader Carlo Calenda è mutevole come il cielo nelle false giornate di primavera, e Picierno ancora deve decidere cosa fare e soprattutto quando farlo, l’approdo di Madia in Italia Viva è davvero un ritorno dai vecchi amici. E’ Matteo Renzi il leader politico del cuore, con lui è divenuta ministra della Pubblica amministrazione e con lui spera adesso, con questo trapasso senza rumore e senza stupore, di riconquistare la cosa che a un politico interessa di più. Esatto, indovinato: la poltrona!