Piove. Giorgia Meloni sopporta le raffiche di vento sull'uscio del Karen Demirchyan. Sospira con i cronisti: «Non so dirle cosa accadrà». Sul tappeto rosso del palazzetto sportivo di Yerevan, capolavoro di cemento e brutalismo sovietico, cammina con la premier italiana e i quarantasei leader riuniti per la Comunità politica europea un fantasma chiamato Donald Trump. «Sappiamo che da tempo gli Stati Uniti discutono di un loro disimpegno dall'Europa, è la ragione per la quale dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza».

Mentre Trump minaccia di abbandonare il Vecchio Continente al suo destino, di far sloggiare i militari americani stanziati nelle basi in Italia, in Armenia i leader europei sedotti e abbandonati hanno uno scatto di reni. Meloni picchia duro sull'ex amico Donald. Sembra non aspettare altro. «È una scelta che non dipende da me e che personalmente non condividerei» replica a chi le chiede conto dell'ultima minaccia del presidente americano recapitata all'Italia: far fare le valigie a una parte dei 13mila militari stanziati da lungo lo Stivale da Nord a Sud. Segue affondo. «L'Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq: alcune cose dette nei nostri confronti non le considero corrette».