YERAVAN - Passo svelto, tacchi e tailleur nero, Giorgia Meloni attraversa il tappeto rosso a grandi falcate: «Ragazzi, sono in ritardo». La sagoma della premier finisce inghiottita dall'ingresso monumentale del Karen Demirchyan, mastodontica arena in cemento armato che sovrasta da una collina la capitale armena Yerevan, “capolavoro” di arte sovietica che oggi ospita la Comunità politica europea.

«Serve un salto di qualità», dice Meloni ai leader Ue radunati a conclave nel format lanciato dopo l'invasione russa dell'Ucraina. E suona tanto come una strigliata, quella della premier, agli alleati – al suo fianco mentre parla il presidente cipriota Christoudoulides, Ursula von der Leyen, Emmanuel Macron e Keir Starmer – troppo inclini, a suo dire, alle “analisi di gruppo” e molto meno all'azione.

Poi le parole sugli Stati Uniti. «Da tempo gli Usa discutono di disimpegno in Europa, noi dobbiamo rafforzare la nostra sicurezza e crescere nella capacità di risposta. È una scelta che non dipende da me, personalmente non la condivido, l'Italia ha sempre mantenuto gli impegni, lo ha sempre fatto sempre in ambito Nato anche quando non erano in gioco i nostri interessi diretti, in Afghanistan come in Iraq. Alcune cose dette nei nostri confronti non le considero corrette», dice la Giorgia Meloni commentando l'annuncio di Donald Trump sul ritiro di militari americani dalle basi europee, Italia inclusa.