Tra Russia e Ucraina scoppia la 'guerra delle tregue'.
Mosca, come già aveva annunciato, farà tacere le armi l'8 e il 9 maggio in onore delle celebrazioni per la vittoria sul nazifascismo.
Kiev ribatte: noi inizieremo prima, a partire dalla mezzanotte tra il 5 e il 6, "perché la vita umana vale più di una celebrazione". Ma, avvisa il presidente Volodymyr Zelensky nel darne l'annuncio, questo non vuol dire che rimarremo inerti: "A partire da quel momento - afferma - agiremo in modo reciproco". Se loro ci attaccheranno, noi reagiremo.
Sulla festa del 9 maggio - la data in cui i russi tradizionalmente ricordano la vittoria nella Seconda Guerra Mondiale - si gioca dunque anche quest'anno una partita più complessa di una semplice parata sulla Piazza Rossa. Tanto più che stavolta, ha fatto sapere il Cremlino, non saranno schierati mezzi militari, e sarebbe la prima volta da vent'anni. Niente carri, niente missili, niente cannoni, nemmeno i cadetti in alta uniforme. Vladimir Putin e i suoi sanno bene che i droni ucraini possono raggiungere Mosca. L'altra notte nei cieli della capitale ne sono stati abbattuti otto, e la notte scorsa un velivolo senza pilota di Kiev si è schiantato contro un grattacielo residenziale. Dal 2 maggio a oggi sono stati 28 i droni lanciati dalle forze armate di Kiev abbattuti mentre volavano verso Mosca, secondo le autorità russe. "I droni ucraini potrebbero anche volare durante la parata", ricorda (o minaccia) Zelensky, citato dall'agenzia russa Tass. E un raid del "terrorismo ucraino" (parole del portavoce presidenziale Dmitri Peskov) proprio sulla parata che celebra l'orgoglio militare nazionale, sotto gli occhi del mondo e degli alleati, sarebbe una umiliazione troppo cocente.












