Una crescita continua, quasi ossessiva, la voglia di raggiungere una perfezione che sembra non avere mai un punto d’arrivo. È questo il tratto distintivo del lavoro intorno a Jannik Sinner, che continua a fare incetta di tornei — nessuno come lui, dopo il successo di Madrid, aveva ottenuto 5 Masters 1000 di fila — e non vuole fermarsi. Alla vigilia della finale del torneo madrileño contro Alexander Zverev, il suo allenatore Simone Vagnozzi ha lanciato una frase diretta che spaventa gli altri tennisti: “Jannik non è ancora al massimo del suo potenziale”.

Un concetto che racconta bene il metodo del team: non accontentarsi mai. Anche dopo una stagione di altissimo livello, l’obiettivo resta quello di individuare margini di miglioramento. In particolare sulla terra rossa, superficie che in passato rappresentava uno dei pochi punti meno solidi del gioco dell’azzurro. Oggi, però, i segnali sono diversi, e lo stesso Vagnozzi spiega da dove nasce questa evoluzione: “La cosa più importante nel lavorare con un giocatore come Jannik è avere degli aspetti su cui lavorare e lo stiamo facendo”.

JANNIK SINNER, LA BOTTIGLIA DI CHAMPAGNE? FIGURACCIA IN MONDOVISIONE

Sinnerissimo. L'uragano Jannik ha spazzato via Alexander Zverev nella finale del torneo Atp di Madrid conquistando i...