Nessuna irregolarità nel sistema che ha introdotto il semestre aperto per l’ingresso a Medicina e ha subordinato invece al superamento di alcuni esami l’accesso al secondo semestre. Lo ha stabilito il Consiglio di Stato, sezione settima, che ha rigettato i ricorsi e ha confermato l’ordinanza del Tar del Lazio, chiudendo in maniera definitiva la battaglia legale.

Rimane quindi valido l’impianto della riforma, arrivata lo scorso anno e voluta dalla ministra dell’Università e ricerca Anna Maria Bernini, che ha sostituito i vecchi test d’ingresso e ha spostato il cosiddetto sbarramento dopo i primi sei mesi di corsi ed esami.

Nei mesi scorsi, già il Tar del Lazio aveva decretato che il nuovo sistema, messo a punto dal Mur per superare i test a numero chiuso, non presentasse irregolarità. E aveva spiegato come le prove che gli studenti devono sostenere al termine del semestre filtro non siano semplici test, ma esami universitari coerenti con i corsi seguiti durante il semestre (chimica, fisica e biologia). Aveva anche riconosciuto che l’accesso alla facoltà era stato ampliato senza violare la parità tra candidati e le contestazioni relative a diritto allo studio.

Il Tar aveva infatti ritenuto regolare anche il meccanismo di ripescaggio dei voti, che consente a chi non raggiunge la sufficienza in tutte le materie di poter comunque presentarsi ai primi appelli. Allo stesso modo, il Tar aveva riconosciuto che le modifiche apportate con un decreto dello scorso mese di dicembre alla composizione della graduatoria ampliano l'accesso senza violare la parità tra candidati. Inoltre il tribunale amministrativo aveva ravvisato che le critiche, avanzate in alcuni dei ricorsi presentati, relative alla violazione dell'anonimato, risultavano «generiche o non supportate da elementi concreti».