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Mercoledì l'interrogatorio. Contestata la crudeltà, non la premeditazione. I legali: "Potremmo chiamare a testimoniare la giovane citata"
Parlarle, aggredirla, convincerla in un modo o nell'altro a fare l'amore con lui: ma non ucciderla. La mattina del 13 agosto 2007, quando - secondo le accuse della Procura di Pavia - Andrea Sempio esce dalla sua abitazione di Garlasco per andare a casa di Chiara Poggi, il suo piano non è di assassinare la sorella del suo amico Marco. Il delitto arriva dopo, nell'esplosione di furia cieca e feroce innescata dalla reazione di Chiara ai tentativi di Andrea. Quando il diciannovenne dark e smilzo, dai lunghi capelli neri, bussa alla porta della villa di via Pascoli non ha ancora deciso di uccidere. E infatti non porta con sé l'arma che userà per il delitto.
È un dettaglio cruciale che emerge dall'invito a comparire notificato a Sempio, in vista dell'interrogatorio fissato per dopodomani a Pavia. All'accusato viene contestato il delitto di omicidio volontario, aggravato dalla crudeltà: ma non dalla premeditazione. Non è una dimenticanza, una omissione involontaria: è una scelta precisa del pool di inquirenti guidati dal procuratore Fabio Napoleone e dal suo braccio destro Stefano Civardi, ed è figlia diretta della ricostruzione della dinamica dell'uccisione effettuata dai pm sulla base di prove scientifiche (perizie e consulenze) e probabilmente anche da fonti dirette acquisite durante le indagini tradizionali. I dettagli della ricostruzione sono ancora top secret, e il primo a conoscerli sarà Sempio, se si presenterà mercoledì in Procura. Quanto scritto nell'invito è però sufficiente a capire che tutto parte con una "iniziale colluttazione", non con l'aggressione a sangue freddo - con l'assassino che colpisce Chiara poco dopo essersi trovato di fronte a lei - ipotizzata finora.






