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Durante l’interrogatorio il commesso si avvale della facoltà di non rispondere. Ma i social del "Tg1" svelano i file nelle mani dei magistrati

«Non ci voglio parlare con te», disse Chiara Poggi ad Andrea Sempio: e quella frase le costò la vita. La Procura di Pavia esce finalmente allo scoperto, in un giorno ribollente di rivelazioni, e scopre le carte che la portano a indicare in Sempio il vero assassino di Chiara, assassinata a Garlasco il 13 agosto 2007. Sempio ieri viene convocato in Procura nelle stesse ore in cui nelle stanze accanto viene sentito il suo amico Marco Poggi, fratello minore di Chiara. Ha già fatto sapere ai pm che non risponderà alle loro domande. Ma a parlare sono i pm. Da mesi si sapeva che avevano in mano un elemento cruciale d'accusa, sconosciuto a tutti. Si era parlato di un testimone. Ieri si scopre che quel testimone esiste davvero. Ed è lui: Sempio.

È lui, accusato di un delitto terribile, a diventare accusatore di se stesso in una serie di soliloqui apparentemente inequivocabili, registrati l'anno scorso dalla microspia piazzata dai carabinieri sulla sua auto. Non dice mai di avere ucciso Chiara. Ma smonta, da solo, tutte le bugie dette da lui stesso in questi mesi per respingere le accuse. E in quella frase cruciale di Chiara, «io con te non voglio parlare», conferma plasticamente la convinzione della Procura: l'uccisione della ragazza fu la reazione di Sempio al rifiuto di un «approccio sessuale», l'atto finale di una ossessione montata nei mesi nella testa del ragazzotto pallido e magro che di casa Poggi era ospite fisso. Sul computer di casa, Sempio aveva visto i video di Chiara nuda, i filmati di sesso col fidanzato Alberto Stasi. Ha sempre negato di averli visti. Ma parlando da solo, in auto, si confessa: i video li ha visti. Per gli inquirenti, è la chiusura del cerchio.