Quando Jay Upchurch, CIO di SAS, descrive l'impatto dell'intelligenza artificiale agentica sulle organizzazioni aziendali, usa una sola parola: “Profondo. L’effetto è profondo”. Poi sorride e si prende una pausa, durante l’intervista rilasciata a Italian Tech, come a voler enfatizzare la questione. Perché quello di cui parla non è l'ennesima adozione di un software, ma qualcosa di più radicale: un cambiamento nel modo in cui le persone lavorano, decidono e soprattutto accettano di cambiare.
Upchurch ha una posizione da un osservatorio privilegiato. Come Chief Information Officer di SAS, gestisce l'infrastruttura IT globale di un'azienda da 12mila dipendenti che al tempo stesso produce e vende tecnologia IA alle grandi organizzazioni mondiali. È, in altri termini, uno dei pochi manager al mondo che deve fare esattamente ciò che la propria azienda consiglia ai clienti di fare. E racconta i risultati con una franchezza insolita per chi siede ai piani alti. Spirito per altro emerso anche durante la kermesse SAS Innovate 2026.
Prima di tutto, definire l'ambizione
Il primo errore che Upchurch vede ripetersi è la mancanza di una strategia chiara. “Troppo spesso ai dirigenti viene chiesto: ‘Cosa state facendo nell'ambito dell'IA?’ E così diventa un giocattolo luccicante. Si insegue qualcosa senza che sia radicato nella strategia aziendale”. La sua ricetta è concreta: definire gli obiettivi IA per non più di 12 mesi. “Un piano triennale è inutile. Questo settore si evolve troppo rapidamente”.






