Nessun invito formale alla Russia e un padiglione destinato a restare chiuso durante i giorni di apertura al pubblico della mostra. Sono questi alcuni dei punti centrali contenuti nella relazione degli ispettori del ministero della Cultura sulla Biennale di Venezia, documento di sette pagine anticipato dal Corriere della Sera e redatto al termine dell’ispezione voluta dal ministro Alessandro Giuli. La relazione sarà trasmessa domani (lunedì) a Palazzo Chigi, dove finirà sul tavolo della presidente del Consiglio Giorgia Meloni.
L’indagine amministrativa arriva in un clima già teso, segnato dallo scontro tra il governo e il presidente della Biennale Pietrangelo Buttafuoco dopo la decisione di riaprire al Padiglione russo, e dalle dimissioni in blocco della giuria internazionale. Gli ispettori hanno ricostruito un confronto serrato tra i tecnici del ministero e i vertici della Fondazione, chiamati a chiarire la gestione della partecipazione russa, il rispetto delle sanzioni europee e le conseguenze della crisi interna.
Sul punto più delicato, la Biennale ribadisce che “la Federazione Russa non è stata formalmente invitata” e non ha sottoscritto il documento che regola la partecipazione, come invece previsto. Una precisazione che si accompagna a un chiarimento di fondo: la Biennale “non è una Expo”, non promuove direttamente la presenza degli Stati, ma sono questi a decidere autonomamente di partecipare. Il padiglione russo, costruito ai tempi di Nicola II e restaurato nel 2019, rientra infatti tra quelli storici presenti ai Giardini.











