(di Roberta Celot) Costretta a scrivere con uno pseudonimo per non farsi identificare dal regime dei talebani, racconta il dramma delle donne afghane attraverso Radio Bullets, il progetto giornalistico creato nel 2015 da Barbara Schiavulli, giornalista di guerra e scrittrice che ancora oggi lo dirige, e Alessia Cerantola con il sogno di ritrovare la qualità di un mestiere in cui indipendenza, competenza, passione e impegno siano alla base di una professione che dovrebbe essere garanzia per chi legge.

Dalle pagine di Radio Bullets, con il nome di Leila Sarwari - 30 anni, studi all'università di Kabul, poi un master con l'ambizione mai realizzata di diventare una diplomatica - dà voce a chi non ce l'ha.

Vive in Afghanistan con la sua famiglia, che mantiene grazie alla collaborazione con la testata digitale che le consente di esportare il dolore di chi è obbligato a subire un 'apartheid di genere'.

La sua vita e i suoi sogni, come per tutte le donne afghane che hanno studiato o lavoravano o erano socialmente impegnate, si sono infranti il 15 agosto del 2021, quando i talebani hanno preso il potere instaurando un emirato islamico di stampo fondamentalista, isolandosi dal contesto internazionale e imponendo una drastica limitazione dei diritti, in particolare di donne e ragazze. Far sentire la loro voce è un modo per non dimenticarle.