TREVISO «Ci hanno minacciato, puntato le pistole alla nuca. Avevamo paura di non tornare più a casa. E poi ci hanno colpito, col fucile e con i pugni. Ci hanno picchiato e malmenato». Ora sono sani e salvi i quattro veneti arrestati dalla marina militare israeliana mentre si trovavano a bordo delle navi della Global Sumud Flotilla abbordate nella notte tra mercoledì e giovedì ad ovest dell'isola di Creta. Ma le ultime ore che hanno passato sono state da incubo. Gli attivisti - in totale ne erano stati fermati 175, di cui 24 italiani - hanno raccontato di essere stati minacciati, malmenati e torturati dai militari israeliani dopo essere stati caricati a bordo delle loro navi. Venerdì sono stati liberati e rilasciati sull'isola di Creta. Tutti tranne due, l'attivista ispano-palestinese Saif Abukeshek e il brasiliano Thiago Avila, che sono stati portati in Israele per essere interrogati.

Tra gli attivisti rilasciati, sani e salvi ma con diversi lividi e ferite e ancora tanto choc, ci sono anche i veneti Luca Cuzzato, 25 anni, attivista trevigiano del centro sociale Django, Beatrice Lio, 30enne di Motta di Livenza (Treviso), skipper che già una volta, lo scorso anno, era partita con la Flotilla verso Gaza ed era stata arrestata dalle forze militari israeliane, Anna Ghedina, 21 anni, militante padovana del centro sociale Pedro, e Simone Zambrin, 25 anni, veronese anche lui già partito una volta con la missione umanitaria, fermato e rientrato in Italia lo scorso ottobre. I giovani sono stati liberati a Creta, dove sono stati portati in ospedale per farsi medicare le ferite. Nella serata di venerdì sono stati dimessi dal nosocomio dell'isola greca. A breve torneranno a casa, in aereo. A bordo di un volo che però - protestano gli attivisti del centro sociale Django - «non sarà pagato dalla Farnesina».