Quando era bambino Giancarlo Fisichella sognava di diventare un grande pilota. Aveva un modello. Era Alex Zanardi. Lo guardava, lo studiava, ci parlava, gli chiedeva consigli. E lui rispondeva sempre. «Ci sono tanti aggettivi per raccontare un uomo come lui: straordinario, eccezionale, incredibile. Ma semplicemente lui era unico. Lo dico davvero: come lui mai visto nessuno».
Una volta un tifoso gli chiese una foto a Monza, la scattò lei perché non era ancora famoso. E lui la raccontò ridendo.
«Perché era autoironico, dissacrante. Aveva la battuta sempre pronta. Ne faceva molte su se stesso. Rideva della sua disabilità, dei piedi, delle gambe. Non aveva mai cattivi pensieri. Ci ha spiegato con i suoi comportamenti che non bisogna mai buttarsi giù. Pensi quante volte diamo peso a cose non importanti, lui invece non si è fatto ferire, non si è mai scoraggiato. Eppure ha dovuto affrontare difficoltà e due incidenti gravissimi».
Questo cosa ci dice della persona?
«Che è un esempio. Dovrebbe esserlo per tutti. Un uomo che non si è mai perso. Ha saputo ricominciare di nuovo, reinventarsi. Si è ricostruito, risollevato. Ed è riuscito a diventare campione un’altra volta. Faceva tutto con coraggio e determinazione».












