Alla fine dei funerali c'è un fuori programma.
Niccolò Zanardi, 28 anni, figlio di Alex, prende la parola davanti alla bara del padre. Prima di lui don Marco Pozza, la cognata Barbara e gli atleti del Progetto3 hanno raccontato l'atleta, il lottatore e la fonte di ispirazione. E però Alex Zanardi non era solo questo.
Era anche un uomo "che il sabato sera impasta la pizza, che entra in casa con due occhiali da vista che a momenti sembra un telescopio della Nasa, telefono ad almeno 5 metri dal viso e che ti guarda e dice 'ascolta, leggimi un attimo questo foglio dello Spid che non ci capisco niente'". Quel padre "quando si faceva il caffè e impastava la pizza, lo faceva sempre col sorriso. E allora lì ho capito una cosa che lui ha sempre detto, però quando la vedi con i tuoi occhi la capisci meglio: non è necessario pensare alle grandi sfide, alle grandi imprese per trovare il sorriso, la gioia e la gratificazione".
La gioia parte dalle piccole cose e, ammonisce Niccolò, "non serve essere Alex Zanardi per avere una vita meravigliosa, chiunque può avere una vita meravigliosa e gratificante. Io non posso fare altro che augurare a tutti, anche a me stesso, di riuscire ogni giorno a trovare un sorriso nelle piccole cose, perché da lì si costruiscono quelle grandi".










