Crolla il traffico cargo aeronautico nel mese di marzo nei paesi del Golfo come conseguenza della chiusura dello spazio aereo all’indomani dell’avvio dell’Epic Fury, l’attacco di Stati Uniti e Israele contro l’Iran. Nel primo mese del conflitto, la domanda per servizi di air cargo è scesa del 54,3% rispetto allo stesso mese dello scorso anno, il livello più basso dalla crisi Covid. Anche la capacità delle compagnie aeree del Golfo, costrette a mettere a terra gli aerei per motivi di sicurezza, è scesa del 52 per cento. Sono gli ultimi dati pubblicati dalla Iata, l’associazione delle compagnie aeree che rileva come sempre a marzo, il traffico cargo a livello globale sia calato del 4,8% dopo i primi due mesi dell’anno molto positivi per il settore.
In calo anche la domanda per gli Stati Uniti dell’1,2%, mentre tutte le altre aree sono in crescita, a cominciare da quella europea +2,2%, all’Africa +7%, all’area caraibica e latino americana +1,8% fino a quella asiatica +5,4% con l’esclusione dei paesi del Golfo.
Secondo il direttore della Iata, Willie Walsh, la domanda sottostante è ancora forte e non ci sono segnali di recessione dell’economia mondiale, mentre il settore ha dimostrato il questa fase di crisi «la capacità necessaria per supportare la supply chain globale, che si sta adattando alle tensioni geopolitiche, tariffarie e operative. Tutti gli occhi sono puntati sull’offerta e sul prezzo del carburante - ha continuato Walsh - che si prevede metteranno alla prova la resilienza del settore».







